E’ uno degli argomenti più complessi.

Personalmente, sulla fotografia di matrimonio, mi sono fatta questa idea.

Una cinquantina di anni fa la fotografia matrimoniale era principalmente ritrattistica. La posa era sicuramente un aspetto fondamentale. E difficilmente i fotografi ambivano a lavorare in questo settore, per i più, era un mestiere, o modo di fare qualche soldo per tentare strade diverse e più “nobili”.

La generazione successiva di fotografi matrimonialisti ha voluto “rinfrescare” la fotografia nel settore wedding, dandogli una nuova identità e una dignità artistica, creando un elemento di rottura con il passato. Per questo motivo, quella “scuola” ha portato nel wedding il reportage documentaristico esaltando gli aspetti di spontaneità e naturalezza (anche per via della tecnologia e dell’attrezzatura finalmente disponibile). Il reportagista “puro” non interviene sulla scena in alcun modo.

La generazione ancora successiva, ovvero quella più recente, tende a mio avviso a combinare le due “scuole” che l’hanno preceduta, o meglio, a superare questa dicotomia, esaltando l’uno o l’altro aspetto (la posa vs il reportage) a seconda della circostanza o del proprio stile personale.

Assistiamo quindi a una contaminazione che personalmente trovo molto interessante. Tante delle foto di cui ci riempiamo gli occhi su Pinterest implicano un lavoro di costruzione della composizione, non solo della ricerca dell’angolo/luce migliore. Una suite coordinata non si trova ben disposta (con tanto di accessori e boccioli) su un vecchio tavolo in legno “così per caso”, né l’accessorio fotografato in mano alla sposa, né il vestito appeso nel punto con la migliore luce e contesto. Il fotografo, in questi casi, interviene sulla scena. Come non succede per caso che gli sposi si ritrovino da soli a camminare su un crinale mentre il fotografo cerca dalla distanza il respiro del paesaggio e la giusta prospettiva.

Oggi più che mai i fotografi scelgono il settore wedding e ne comprendono le potenzialità non solo a livello economico ma anche  quello artistico. E la tecnologia metta a disposizione a costi relativamente accessibili strumenti di altissima qualità. Attualmente il mantra che si sente ripetere in continuazione dai fotografi più noti e nei workshop internazionali è “trova il tuo stile”, “find your voice”. Tanti ancora lo cercano ma in molti l’hanno trovato. Lo stile può evolvere nel tempo, perché nessuno è mai uguale a sé stesso di un giorno, un mese o un anno prima, ma la firma è la stessa.

C’è chi esalta l’aspetto emozionale/evocativo, chi ricerca “la Foto”, chi ama prestare attenzione ai dettagli per creare un contesto più ampio in cui “narrare” una storia. C’è chi affronta la sessione ritratti come un editoriale e chi si ama dare un taglio cinematografico nella post produzione. C’è chi ama i toni intensi, le saturazioni forti, immagini “drammatiche”, c’è chi preferisce più leggerezza, toni più chiari, una chiave alta. Chi coglie l’attimo e chi studia di più la scena. C’è chi è il “classico senza tempo” e chi sperimenta. C’è chi predilige i matrimoni intimi e chi si trova a suo agio nei grandi numeri. Chi torna alla pellicola e chi non l’ha mai lasciata. C’è chi ama lavorare ai destination e chi preferisce scattare nel suo territorio. Chi più cose ben amalgamate.

Ci sono oggi tanti bravi fotografi lì fuori che si dedicano e votano al wedding. Devi solo trovare quello più giusto per te.

Cara sposa, come sarà il tuo giorno e da chi vorrai farlo raccontare?