Da una parte vogliamo più bellezza e meno volgarità in questo mondo, dall’altra vogliamo rispettare i gusti di ognuno. Bellezza e libertà sono due valori in cui credo fortemente, ma non sempre vanno a braccetto.

Che poi, cosa definisce il “bello”? come definire una “sensibilità estetica”? chi giudica chi la possiede?

E’ bello ciò che è bello o è bello ciò che piace?

La Treccani dice questo: “Bello è un aggettivo che usiamo spesso per indicare qualcosa che ci piace, non solo perché ha doti di armonia ed equilibrio tra le parti (un luogo, un oggetto, un essere vivente, un quadro, un libro), ma anche qualità morali (una ‘bella azione’, una ‘bella persona’)

Più ci penso più sono portata a pensare che debbano intervenire una componente estetica e una componente cognitiva per poter definire qualcosa “bello”.

Mi fa però riflettere anche il fatto che mentre in genere ciò che “ci piace” è qualcosa che vorremmo avere, qualcosa con cui ci stiamo relazionando, quando invece definiamo “bello” qualcosa, non siamo spinti da alcun desiderio di possesso: c’è una sorta di distacco contemplativo.

Monica ma perché ti ingarbugli il cervellino in questo modo? – dirai tu. Lasciamo fare queste discussioni a Platone e a Umberto Eco! – starai pensando.

Il fatto è che fare un bell’evento, o un bel matrimonio, forse è già un ottimo risultato, ma non basta. Un evento ha l’obiettivo di coinvolgere in un’esperienza (che è strumentale al conseguimento di un obiettivo personale o aziendale). Nessuno vuole quel “distacco contemplativo”. Un evento non può prescindere dalla componente esperenziale ed emozionale, che sono le sue caratteristiche principali.

Posso spingermi però a dire che, quando riusciamo a creare Armonia (componente estetica) E Significato (componente cognitiva), sono nella condizione più favorevole per riuscire a coinvolgere l’ospite in una relazione emotiva?

Io credo di sì. E tu, che ne pensi?